20.2.07

CONSIDERAZIONI SUL BILANCIO DI UNA BANCA CENTRALE

CONSIDERAZIONI SUL BILANCIO DI UNA BANCA CENTRALE


Per quanto ho potuto osservare, esiste a volte una certa imprecisione nel riportare la base contabile del bilancio di una Banca Centrale, anche da parte di persone che si occupano di signoraggio.
Cercherò quindi, nel limite delle mie capacità, di chiarire meglio come si possano considerare, sotto differenti criteri contabili, quelle operazioni che riguardano beni di valore medio (x), trasformati (dalla Banca Centrale, o da altri soggetti) in beni di valore (x*n), dove n è il moltiplicatore medio (che possiamo definire da signoraggio).

Approfondiamo, per primo, l'esempio già citato nel Post precedente, e vediamo quale dovrebbe essere la corretta registrazione contabile di una giornata di un casinò che avesse venduto 10.000 fiches ai clienti (ometto le registrazioni relative ai costi materiali, riportate solo nel successivo esempio che riguarda la Banca Centrale).
Esempio di giornata normale di vincita del banco:
Stato Patrimoniale
Attivo
Cassa contanti (quale risulta da: Incasso controvalore fiches vendute ai clienti (x*n)*10.000 - meno fiches ripagate ai clienti (x*n)*6.000)
Conto Economico
Ricavi
Ricavo netto vendita fiches (x*n)*4.000
In caso di perdita del banco, la stessa verrebbe analogamente registrata al Conto Economico.
Nel caso ipotetico in cui nessuna fiche venisse presentata all'incasso, perchè i clienti non hanno giocato e se le sono tenute in tasca, la registrazione dovrebbe essere la seguente, essendo la vendita comunque avvenuta:
Stato Patrimoniale
Attivo
Cassa contanti (quale risulta da: Incasso controvalore fiches vendute ai clienti (x*n)*10.000)
Conto Economico
Ricavi
Ricavo netto vendita fiches (x*n)*10.000
Se invece il casinò eseguisse la seguente registrazione:
Stato Patrimoniale
Attivo
Cassa contanti (quale risulta da:
Incasso controvalore fiches vendute ai clienti (x*n)*10.000)
Passivo
Fiches in circolazione (x*n)*10.000
(nota: BYPASSANDO IL CONTO ECONOMICO !)
incorrerebbe certamente in un falso, e in una evasione fiscale.
(Ecco quindi chiarita l'incertezza di interpretazione emersa nel precedente Post, dove la seconda risposta dell'intervista a Saba dovrebbe essere letta così: "Per fare un piccolo esempio, è come se il proprietario di un Casinò, nella sua contabilità scrivesse direttamente al Passivo dello Stato Patrimoniale l'incasso derivante dalla vendita delle fiches").


Guardiamo ora quali dovrebbero essere le registrazioni di una Banca Centrale. In questo caso prendiamo in considerazione non una giornata, ma l’intero anno, immaginando che la Banca abbia messo in circolazione 1.000.000.000 di banconote.
La registrazione dovrebbe essere la seguente (semplificando):
Stato Patrimoniale
Attivo
Crediti derivanti da allocazione banconote (x*n)*1.000.000.000
Passivo
Debiti verso Officine Tipografiche per stampa banconote (x)*1.000.000.000
Conto Economico
Ricavi
Allocazione banconote (x*n)*1.000.000.000
Costi
Costo tipografico banconote (x)*1.000.000.000
Salvo invertire ovviamente le registrazioni qualora le banconote venissero presentate per l’incasso.
Ma la Banca Centrale non segue affatto questa procedura contabile.
Inoltre, mentre il casinò paga in denaro le fiches presentate, la Banca Centrale non potrebbe pagare se non con altre banconote, essendo da tempo sfumata presso tutte le Banche Centrali la possibilità di pagare in oro.
La registrazione realmente effettuata, come richiamata nel precedente Post, e riferita alla BCE (2005), è invece la seguente:
Stato Patrimoniale
Attivo
Crediti derivanti dall'allocazione delle banconote in euro all'interno dell'Eurosistema (netti) 45.216.783.810 €
Passivo
Banconote in circolazione 45.216.783.810 €
Salta subito all'occhio che la registrazione non è quella ipotizzata come regolare, ma è analoga a quella del casinò, evidenziata in grassetto, considerata irregolare.

Concludendo, credo si possano trarre da quanto sopra esposto sia considerazioni economiche, che politiche.
Dal punto di vista economico, ritengo sia stato sufficentemente provato come, civilisticamente parlando, la BCE (ma lo stesso discorso vale per la BdI) realizzi degli enormi profitti con la licenza accordatale dai governi europei di battere moneta, (signoraggio primario), profitti non contabilizzati come tali.
Va aggiunto che secondo alcuni studiosi, esisterebbe un ancora più consistente signoraggio, cioè quello che le banche commerciali realizzano creando denaro virtuale (signoraggio secondario), ma su questo argomento non c'è uniformità di vedute.

Il tutto contrasta con quanto deve contabilizzare un casinò, come abbiamo visto nell'esempio iniziale. Quale sia il motivo di questa differenza di pratica (?) contabile, non mi è noto.
E si può affermare che l’Italia, accettando l’Euro, ha rinunciato ad una sua prerogativa sovrana, per mettersi nelle mani di banchieri comunque stranieri e accentuando così la sua dipendenza dal sistema dei banchieri internazionali. Seguendo il "consiglio" della Rothschild Brothers, riportato nel Post precedente, (che vale la pena di leggere nella sua traduzione integrale) credo sarebbe stato conforme all'interesse nazionale mantenere la propria indipendenza monetaria, come del resto fa il Regno Unito, che pure è socio della BCE, ma che non delega a nessuna Banca Centrale l'emissione di carta moneta.
La quale continua ad essere prerogativa dalla statale Bank of England (nazionalizzata nel 1946): è forse questo uno dei motivi per cui il debito pubblico inglese è solamente pari al 40% del PIL, mentre in Italia (il cui "orientamento" è sempre stato quello di "prediligere" Banche Centrali private, dalla Banca d'Italia alla Banca Centrale Europea) supera il 100% del PIL stesso ?


Termino con questo commento, elaborato dalla lettura del libro del Prof. Giacinto Auriti IL PAESE DELL'UTOPIA Ed. Tabula Fati:


Con la riappropriazione da parte dello Stato del diritto di signoraggio, si otterrebbe il risultato di spezzare l'egemonia dell'usura, fondata sul diritto, concesso a soggetti privati, di emettere moneta, i quali la prestano a interesse alla collettività nazionale. Collettività che, al contrario, dato che il valore della moneta è basato non più sull'oro ma sull'accettazione, ne deve essere proprietaria sin dall'emissione.


(Giancarlo Soravia)


NOTA ESPLICATIVA

Alcuni lettori, tra cui Sandro Pascucci, che ha segnalato questo mio Post nel suo sito, http://www.signoraggio.com/ (sezione "Ultime Notizie"), mi hanno fatto notare che certi termini da me esposti, quali Stato Patrimoniale, Conto Economico, ecc. non sono facilmente comprensibili dalla maggioranza della gente. Cercherò per loro di chiarire e di riassumere i concetti.
Lo Stato Patrimoniale, composto da Attivo e Passivo, è il documento di bilancio che definisce la situazione patrimoniale di una società in un determinato momento.
Il Conto Economico, composto da Ricavi e Costi, è il documento di bilancio che, contrapponendo i costi ed i ricavi stessi di competenza di un periodo amministrativo, illustra il risultato economico della gestione del periodo considerato.
Possono esistere, nei bilanci delle società, artifici contabili di vario genere, che le società stesse, per altrettanto vari motivi, desiderano, o si ritengono autorizzate, o costrette, a creare. Tali artifici possono avvenire spesso "dirotttando" scritture destinate al Conto Economico a quello Patrimoniale, e viceversa. Uno di questi, ed è clamoroso, si cela, a mio parere, nei bilanci della BCE/BdI (ambedue enti privati), in quanto riescono (con l'artificio di mettere al passivo dello Stato Patrimoniale il valore facciale delle banconote emesse, ignorando il Conto Economico) a farsi creditrici, nei confronti dei Governi aderenti, delle banconote stesse. I Governi, per poter usare tali banconote, sono costretti ad acquistarle, o affittarle, creando un debito nel proprio bilancio e pagando gli interessi alle stesse Banche Centrali. Le quali però, non mi risulta dispongano di capitale proprio (nel senso che l'euro è una moneta cosiddetta "a corso forzoso", non convertibile in oro), o si siano indebitatate con terzi per creare i suddetti crediti, se non, praticamente, nei confronti delle Officine Tipografiche, per il solo costo tipografico delle banconote.
Si sa che per secoli i governi europei si indebitarono (con i relativi interessi) verso i famosi banchieri privati (de Medici, Fugger, Rothschild, ecc.). Ma una domanda sorge spontanea: per detti governi quando mai sarebbe stato necessario indebitarsi, se a questi banchieri fosse bastato stampare banconote ?
(g.s.)